Trent’anni fa usciva Jurassic Park: le scene preferite da Linus e la spiegazione di come furono create

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Come sono nati i dinosauri

Steven Spielberg decise di acquistare i diritti del romanzo originale Jurassic Park dall’autore Micheal Crichton prima ancora che il libro venisse pubblicato, nel 1990.

Dopo oltre due anni di pre-produzione, tre settimane di riprese e otto mesi di post-produzione, l’omonimo e rivoluzionario film Jurassic Park veniva completato il 28 maggio 1993. E nel successivo mese di settembre usciva nelle sale italiane.

All’epoca fu il maggior incasso di tutta la storia del cinema. È merito dell’intuizione di Spielberg, che si circondò di esperti nei più moderni effetti speciali, se i bambini giravano con pupazzetti di T-Rex e se oggi riusciamo ad associare alla parola “dinosauro“ un’immagine e un suono.

Il lavoro del team guidato dal regista, capace per primo di intuire (in anticipo) il valore del romanzo di Crichton, ha reso infatti iconici nell’immaginario collettivo l’aspetto e il verso dei dinosauri nonostante le mastodontiche creature non abbiano ovviamente mai avuto nessun contatto con l’essere umano, avendo abitato la Terra fino a circa 150 milioni di anni prima.

Il film ha segnato un’epoca: dopo E.T. e Indiana Jones, Spielberg arrivava al top anche come produttore e Jurassic Park entrava di diritto nella storia del cinema.

Nel 2023 la pellicola compie trent’anni e in radio è stata ricordata da Linus a Deejay Chiama Italia. In trasmissione, in particolare, Linus ha raccontato a Nicola Savino e Matteo Curti due tra le sue scene preferite del film diventate ormai iconiche. Per scoprire quali, cliccate play sul video qui sotto.

Jurassic Park, Linus: “Spielberg ha fatto due cose davvero geniali”. Ascolta qui

Jurassic Park: la trama (in breve e no spoiler)

L’abilità di Spielberg, dopo essersi assicurato il romanzo, fu quello di trasformarlo in un film adatto a tutta la famiglia, smussando le sequenze più crude e modificando il miliardario John Hammond da cinico capitalista a una specie di zio Paperone, deciso a proteggere a ogni costo i suoi due nipotini.

Tutto questo dopo che da una goccia di sangue tolta a una zanzara fossilizzata, Hammond e i suoi scienziati sono riusciti a far rivivere una quindicina di specie di dinosauri. Il ricco progetta di aprire, con l’aiuto del famoso paleontologo Alan Grant e della dottoressa Ellie, il più grande parco a tema del mondo su un’isola al largo del Costa Rica. Con tutti i guai che ne conseguiranno e con delle scene ricche di pathos che oggi fanno parte della cultura pop globale.

Jurassic Park: come è stata fatta la scena del bicchiere d’acqua

Ci sono due cose geniali dal punto di vista della mano del regista, che non sono gli effetti speciali. Ci sono due immagini che secondo me sono meravigliose: una è il bicchiere d’acqua che trema. Loro sono in mezzo alla foresta, sanno che gli animali sono scappati e sanno che il T-Rex è in libertà. Sono sulla jeep ferma e sul cruscotto ci sono appoggiati due bicchieri d’acqua. Nel silenzio della giungla, di colpo sentono dei piccoli passi in lontananza: è il T-Rex che sta arrivando. Prima ancora di sentirlo e di vederlo arrivare, loro vedono l’acqua nel bicchiere che fa dei piccoli cerchi. Questa cosa è molto sottile, ma ti dà la sensazione del pericolo incombente. È veramente una genialata del regista questa: non è un effetto speciale. Non ci vuole niente a farlo, però è una scena che devi pensare. – Linus

Un colpo di genio di Spielberg, che è stato realizzato in maniera particolare senza muovere il bicchiere, che resta immobile come si vede nella scena originale. Quindi come è stata fatta la scena del bicchiere d’acqua?

Nella riunione di produzione di Jurassic Park fu scelto di far suonare una chitarravicino al bicchiere pieno d’acqua: l’effetto della risonanza ha fatto sì che le onde sonore provocassero l’increspatura sulla superficie dell’acqua. Niente effetti speciali o strane macchinazioni, dunque, ma soltanto una questione di fisica. Potete cliccare qui sotto per vedere la scena in questione.

Jurassic Park: come è stata fatta la scena del dinosauro nello specchietto

L’altra scena molto bella è il momento in cui T-Rex arriva e loro cominciano a scappare. Il T-Rex gli corre dietro, loro riescono a tenerlo un po’ a distanza e mentre il papà guida, nello specchietto vede il dinosauro che sta arrivando. Sugli specchietti americani c’è sempre scritta: “Objects in mirror are closer than they appear”. Cioè “le cose che vedi nello specchietto sono più vicine di quello che sembrano”. Anche questa è una bella idea, che rende tutto più reale e più geniale. – Linus

In questo caso, chiaramente, il dinosauro che si vede nello specchietto e che si sposa perfettamente con la scritta che compare sotto di lui è stato realizzato grazie ad effetti speciali. A proposito: il team dedicato poteva contare sull’aiuto del paleontologo Jack Horner, colui che fornì per primo le prove che i dinosauri accudivano i loro cuccioli, oltre che di archeologhi ed altri esperti del settore.

Esperti che hanno lavorato a stretto contatto dei maestri degli effetti visivi per ricostruire (letteralmente) le creature nella maniera più fedele possibile alla realtà. Se Tron (1982) fu il primo film Disney ad utilizzare la neonata computer grafica, Jurassic Park è considerato il primo film ad alto budget a fare largo uso di CGI.

Per vedere la scena del dinosauro nello specchietto citata da Linus potete cliccare qui sotto.

Jurassic Park: come è stato realizzato il T-Rex

Attenzione però a parlare di “effetti speciali” o “effetti visivi” del primo Jurassic Park: all’epoca infatti la CGI, oggi eccezionale (pensate a un qualsiasi film sui supereroi), era ancora soltanto agli albori.

Sul set di Jurassic Park, grazie ad un lavoro meticoloso che intrecciò analisi storica e tecnologie, furono creati dei robot complessi con addosso pelli “di dinosauro” in lattice per riprodurre dal vivo i movimenti delle creature. Animazioni stop-motion e go-motion non erano però sufficienti, così venne progettato anche un sistema per permettere allo scheletro del grande T-Rex di camminare.

A proposito del T-Rex, la creatura fu riprodotta fedelmente nelle dimensioni – con il cranio lungo oltre un metro – ma non in altri dettagli: si è scoperto, ad esempio, che la sua vista era binoculare (simile a quella di un rapace) e non basata soltanto sul movimento delle sue prede come appare nel film, e che il suo ruggito – creato combinando diversi versi di animali – fosse in realtà un suono a bassa frequenza simile a quello di un coccodrillo.

Ad ogni modo, inserire i dinosauri nei girati dal vivo richiese un lavoro di circa un’ora per ogni frame. E aggiustarne il movimento circa tre or per fotogramma.

Già per Jurassic Park 2 il lavoro fu diverso: le bestie del 1997 furono create soprattutto in computer grafica in un totale di 18 mesi di lavoro.

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